Food Digital Italia esce ogni martedì. Monitoriamo fonti istituzionali, dati di mercato e normative per portarti i segnali più rilevanti della settimana sul digitale applicato al food italiano. Niente teoria, niente hype — solo quello che può cambiare qualcosa nel tuo lavoro. Se ti hanno girato questa newsletter e vuoi riceverla ogni settimana, puoi iscriverti qui: [link iscrizione]

Dazi USA: il food italiano nel mirino

Il 24 febbraio 2026 sono entrati in vigore nuovi dazi USA del 10% su tutte le importazioni. Per il food italiano si sommano ai dazi già esistenti — vino, olio, formaggi viaggiano già con un 15% sulle spalle. La pasta aveva rischiato il 107% per accuse di dumping su Garofalo e La Molisana: dopo la trattativa, le aliquote sono scese sensibilmente — Garofalo al 7%, La Molisana al 2,65% — ma l'incertezza rimane alta almeno fino a luglio 2026.

Perché conta. Gli USA sono il primo mercato mondiale per la pasta italiana, con un export che nel solo 2024 ha superato i 671 milioni di euro. Un aumento di prezzo del 10-15% non è assorbibile per tutti i prodotti — dipende da quanto il consumatore americano è disposto a pagare per l'autenticità. Per i prodotti DOP e IGP la domanda regge. Per i prodotti mid-range il rischio è reale.

Cosa fare questa settimana. Se esporti negli USA, chiedi al tuo spedizioniere il calcolo esatto del dazio aggiornato per il tuo codice doganale. Non fidarti delle stime generali: le aliquote variano per categoria merceologica. Se non esporti ancora, questo è il momento per valutare mercati alternativi — Germania, Canada, Giappone — prima che lo facciano tutti i tuoi concorrenti.

E-commerce food +7%: i dati reali del Politecnico Milano

L'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano ha confermato i dati 2025: il food & grocery online cresce del +7%, tra i segmenti più dinamici di tutto l'ecommerce italiano. Il mercato totale vale 62,3 miliardi di euro, con il comparto Food & Grocery che vale 4,9 miliardi e cresce trainato dal food delivery (+8%) e dal grocery alimentare.

Perché conta. Il +7% non è distribuito uniformemente. Cresce chi ha investito in schede prodotto strutturate, logistica affidabile e canali digitali integrati con il punto vendita fisico. Chi ha solo una pagina Instagram e un numero WhatsApp per gli ordini rimane fuori da questa crescita. Il 46% dei top retailer italiani ha già integrato soluzioni di AI nei processi — chi non si muove adesso accumula un ritardo difficile da recuperare.

Cosa fare questa settimana. Fai un controllo rapido: le tue schede prodotto online hanno ingredienti, allergeni, valori nutrizionali e provenienza in formato leggibile dai sistemi GDO? Se vendi su marketplace o vuoi farlo, quella struttura dati è il requisito minimo. Senza di essa non entri nei circuiti della distribuzione digitale organizzata.

AI Act: se vendi online, hai già degli obblighi

Dal 2 agosto 2026 l'AI Act europeo entra in piena applicazione. Per chi vende food online c'è un obbligo specifico spesso ignorato: se il tuo shop usa sistemi di raccomandazione automatica o chatbot per il customer service, devi dichiararlo esplicitamente all'utente. Se gestisci dati su allergie o preferenze alimentari dei clienti, scattano obblighi aggiuntivi che si sommano al GDPR già esistente.

Perché conta. Le prime verifiche sugli ecommerce italiani inizieranno entro l'anno. Il rischio non è la multa immediata — è trovarsi a dover riscrivere privacy policy, termini di servizio e configurazioni tecniche in fretta, con costi molto più alti rispetto a farlo adesso con calma. Le sanzioni previste possono raggiungere il 7% del fatturato globale annuo — per le PMI si parla di decine di migliaia di euro, non milioni, ma la proporzionalità non azzera il rischio.

Cosa fare questa settimana. Controlla se il tuo ecommerce usa plugin di raccomandazione o chatbot. Se sì, verifica che la tua informativa privacy menzioni l'uso di sistemi automatizzati. Per i sistemi di raccomandazione è sufficiente una formula chiara come "Prodotti consigliati in base ai tuoi acquisti e preferenze" — non serve un legale costoso, basta farlo adesso.

Il filo comune di questa settimana: chi vende food italiano online non può più ignorare il contesto esterno — dazi, mercato, normative. Non per ansia, ma perché chi si muove prima ha un vantaggio reale sugli altri.

La prossima settimana: come strutturare una scheda prodotto food che funziona sia per Google che per i buyer della GDO digitale.

Fonti

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